sabato 26 dicembre 2009
THE CLASH: LONDON CALLING
conto di ambiti ben precisi, quali la musica rock (come espressione di un fenomeno musicale “pop” cominciato nei primi anni ’50 che aveva come prerogativa l’utilizzo della chitarra elettrica come mezzo-strumento di impatto emotivo e di fortissima carica sessuale) e il fenomeno punk (implosione naturale del rock dell’epoca, vanitoso e fine a se stesso). L’album in questione è London Calling dei londinesi Clash: terzo album ( e si davvero quello della maturità…) e dignitoso spartiacque per quel fenomeno (il punk) esploso nei solchi dei vinili dei fine settanta: in breve qualcuno aveva alzato la voce per dire “noi sappiamo fare musica vi dirò di più abbiamo lanciato il seme, la terra è fertile, abbiamo tracciato la linea, il confine. Una nuova ondata rigenererà questo vecchio mondo rock stanco e imborghesito: noi siamo la seconda generazione del rock and roll”. Questo disco è uno dei pochissimi che ho dovuto ascoltare una sola volta per rendermi conto di quanto fosse fresco e monumentale come un giochino da scoprire un pò alla volta che ti apre la mente, ti rivela colori sotto forma di ritmiche secche e pressanti come uno schiaccia-sassi , suoni che ripercorrevano l’epopea del rock and roll dagli albori alla loro attualità e melodie “drammaticamente combat” che Joe Strummer snocciolava a cuore aperto per trasmettere quel fottuto bisogno di protestare: Scrivo canzoni di protesta, quindi sono un cantante folk. Un cantante folk con chitarra elettrica".
I Clash all’epoca furono detrattati dai puristi per diversi motivi: in
primis per il loro famoso contratto con la CBS da 100.000 sterline, mossa non accettata dal movimento punk; e poi in seguito per questo London Calling, troppo pulito, poco rozzo, troppo contaminato, troppo world music e ovviamente troppo maturo per l’audience punk. Ma i Clash avevano fatto invece la cosa giusta, musicalmente intendo; dando sfogo alla loro intelligenza e sensibilità erano riusciti a mescolare e fondere molti dei generi o tendenze musicali della Londra fine settanta ovvero ritmiche in levare ska/reggae; il rockabilly, il folk e il blues americano; sezioni di fiati jazzati e sorpendenti cosi come tappeti di hammond dal sapore sixties . Questo era un salto di qualità per tutto il movimento, era uno dei primi dischi che conservava l’attitudine ed il
fine ma lo faceva nella maniera più giusta e complessa ovvero attraverso la “musica”, attraverso il rock and roll uscendo da quegli stessi standard che si erano creati nei dischi punk-rock, prendendosi la libertà della sperimentazione e l’ardore di definirsi ancora “punk” di fatto, forse non di forma lanciando la sfida sul piano prettamente musicale a tutti gli dei dell’olimpo rock! Politica, problemi sociali, periferia, armi e rivoluzioni, ingiustizie sociali e anti-multinazionali della prima ora: questi rimanevano i temi combat dei nostri, pronti dare inizio alla battaglia, con il solito impegno e la protesta pendente con rabbia dalle labbra. Ultima nota la copertina: un riferimento o citazione per Re Elvis prendendo spunto per i caratteri da uno dei suoi miglior album (1956), aggiungendo poi una mitica foto, quella di Paul Simonon che spacca il basso sul palco durante il concerto al Palladium di New York. Questa forse una delle copertine più belle del Rock and Roll.
Se un giorno dovessi spiegare ad un alieno cosa è la musica rock, non esiterei a proporgli London Calling, il sunto perfetto di ciò che gli esseri umani hanno voluto intendere con la musica ed il rock and roll del 19° secolo.
martedì 20 ottobre 2009
Jim's grave
dalla primissima adolescenza è stata andare da Jim nella sua ultima
dimora a Parigi.
La settimana scorsa ho messo a posto questo pezzettino: a meno di 12 ore dal mio arrivo ero già a Pere
Lachaise! Mi aspettavo un cimitero fuori città, invece molto sorpreso la metro si è fermata nel centro città, uno sguardo a sinistra all'uscita della metro e nel pieno della metropoli si potevano notare le mura di cinta del cimitero che si allungavano lungo Boulevard de Ménilmontant.
Il Campo Elisio è un angolo di tranquillità e pace nella terrena Parigi di tutti i giorni; il cimitero è lasciato a se stesso (bensì non abbandonato) affinchè il tempo ne lasciasse i segni evidenti; entrarvi dentro è come fare un salto
indietro nel tempo: un angolo del XIX secolo rimasto inalterato!
All'entrata ho cercato di notare le scritte con vernice “Jim” con la freccia che ne indicasse la direzione della tomba, ma nulla di tutto questo! Rispetto a qualche anno fa molto è cambiato come ho letto in giro; il sito era ed è pellegrinaggio di adepti dei Doors pronti a celebrare un rito o a consumare qualche “momento” e questo ha spinto ad aumentare i controlli!
Ormai da un ventennio il mezzo busto non esiste più così come l'enorme blocco con la scritta Jim Morrison (con l'ultima O recante il simbolo della pace): scritte, firme, messaggi e parole lasciati ovunque in giro sui muri delle tombe vicine sono stati ripuliti! La tomba ora è transennata e su un blocco di granito vi è la lapide con il nome James
Douglas Morrison (1943-1971) e la scritta in greco ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ che dovrebbe significare in greco antico allo spirito divino che c'e' in te.
Jim morì a Parigi il 3 luglio del 1971;
era arrivato da qualche mese in città affascinato dalla culla della cultura e degli intellettualismi poetici occidentali. Forse aveva deciso di rimanerci per sempre ed è andato realmente cosi; morto lontano da casa forse nessuna dimora eterna gli era più adatta, lui culturalmente più europeo che americano, lui “l'oscuro romantico” consegnato alla città dove qualche secolo prima menti eterni lo avevano preceduto in pensieri, parole e versi!
Sembra che tutto doveva andare così, che fosse tutto scritto o semplicemente al momento della sua morte qualche dirigente della sua casa discografica ha fatto di tutto perchè Jim rimanesse lì e soprattutto fosse consegnato all'eternità seppelito a Pere Lachaise, in coabitazione con altri grandi come Oscar Wilde, Edith Piaf.
Questo ha contribuito fortemente alla sua eterna immagine rimasta giovane, bella, e fuori dagli schemi. La sua precoce scomparsa lo ha lasciato cosi eternamente VIVO strappandolo alla squallida vecchiaia: i suoi versi e le musiche dei Doors lo consegneranno ai posteri; nulla sarà così per sempre attuale vivo e corrente!
Non so che significa esserci stato! Forse nella vita bisogna farlo, come un rito terreno da celebrare e condividere: essere ad un metro dalle ossa di Jim Morrison, la voce della più grande band di tutti i tempi dove generi, tendenze e fenomeni evoluzionistici si sono fusi chimicamente creando qualcosa di unico!
Jim non credo lo sapesse ne tanto meno gli sarebbe interessato di ciò che sarebbe accaduto intorno alla sua eterna dimora. Ma di una cosa era consapevole che anche da morto avrebbe scatenato e messo in moto masse, cuori ed anime!
lunedì 19 ottobre 2009
Mario Musella: un nero a metà
È da un po di giorni (quasi settimane) che volevo scrivere qualche riga per ricordare un grande personaggio della musica italiana ed in particolare di quella partenopea, in occasione dei trentanni dalla sua precoce scomparsa: Mario Musella.
Voce dei fenomenali Showmen di Napoli, è stato per un po di anni personaggio fulcro insieme all'amico fraterno James Senese (sassofonista
superiore...) della scena napoletana dei tardi anni 60 e 70 a cui la storia non ha pagato il suo giusto debito anche in virtù della giovane età in cui è venuto a mancarci, 33 anni (ottobre del 1979...).
Cominciò giovanissimo nei primi 60 a calcare la scena sempre in compagnia di James: i due erano accomunati dal fatto di essere figli della guerra ovvero figli di soldati americani...James figlio di un americano di colore, Mario figlio di un pellerossa! Il comune destino li tenne legati nella Secondigliano del dopoguerra fin dall'adolescenza e il dna carico di New Orleans e Soul li spinse sempre a suonare come dei veri 'americani napoletani', una miscela culturale davvero esplosiva che si dimostrerà tale negli Showmen! La band cominciò nel periodo dei 'complessi beat' rappresentando Napoli in Italia ma a differenza degli altri complessi italiani a mio parere mostravano una caratura superiore ma il fatto di provenire dal sud li penalizzò fortemente: se paragonati ad altre band milanesi o bolognesi gli Showmen erano gli unici a caricare le loro canzoni di musica nera e di puro soul Motown come nessun'altro lungo la penisola; erano fuori dalle mode, fuori dal giro di quella musica facile giusto perchè un passo avanti sia nella sostanza che nella qualità: il sax di James ti investiva come la lava del Vesuvio, la voce di Mario pronta a vibrare di potenza fino a farti rabbrividire. Giusto il tempo di vincere un Cantagiro edizione 1968 con Un ora sola ti vorrei e il giocattolo si ruppe. La seguente emorragia della super band ha fatto poi storia!
Mario si incaponì di continuare da solo (per il gran dispiacere di James che si senti quasi tradito), James provò a continuare con gli Showmen per poi fondare la Napoli Centrale (altra big band), Elio D'Anna formò gli Osanna (esponente progressive napoletana degli anni 70).
Adoro gli Showmen, primo perchè rappresentano la mia terra, poi perchè il loro gusto musicale era rivoluzione nell'italietta degli anni 60 e questo li distingueva come si distingue sempre un napoletano quando si ritrova a rimescolare artisticamente materiale ed ispirazioni, sempre non-guidato da una animo eccessivo e irrazionale, pronto ad infuocare e ad infuocarsi! Suonavano o'blues re nir potenti e impetuosi come un fiume in piena, loro tecnicamente capaci, maturi e al di sopra delle righe! Mi piace mettere su una loro canzone e sentire la voce di Mario quella stessa canzone che metterebbe su mio padre che li ossequia come dei “veri signori della musica”. Mi piace ricordare Mario con le parole di James Senese e rabbrividire immaginando la sua voce roca e la forte cadenza napoletana che esce da quell'americano di colore ma napoletano a tutti gli effetti :
Mio fratello Mario, un nero-pellerossa a metà.Mario voleva intraprendere la carriera solista, cosa che poi ha fatto, purtroppo però circondato da molti nemici camuffati da amici che lo hanno seguito e appoggiato nelle sua scelte. Incise alcune hit tra cui "Come Pioveva", " Io l'Amo di più", " Innamorata mai" e un album.
Non voleva più dividere l'attenzione di pubblico e addetti ai lavori con nessuno, neanche col suo fratello nero.
La cirrosi epatica lo ha portato via a soli 34 anni, nel 1979.
Quando lo seppi, una parte di me è scomparsa con lui... Era mio fratello, il mio amico, era stato il mio compagno di viaggio, era come me un "nero a metà". Aveva una voce straordinaria, unica. La sua nota più bassa aveva gli stessi armonici della più alta... un fenomeno. Qualche maligno disse che Mario era andato via dal gruppo perché io volevo cantare, ma non è così. Siamo cresciuti insieme. Abbiamo riso e pianto, ci siamo innamorati e siamo stati lasciati, ci siamo anche presi a botte, ma subito dopo abbracciati più forti di prima...
Avrei voluti dirgli tante cose, ma la vita non me l'ha permesso e questa cosa ancora oggi mi lacera.
Mi piace pensare che la nostra amicizia è solo sospesa, prima o poi da qualche parte ci rincontreremo e lui, sono sicuro, mi dirà "Je' stai ancora 'ngazzato nire? Nun ce penza'... pienza a' salute, e attacca cu' mme 'stu blues".
Mario è stato un personaggio fondamentale per lo sviluppo di tutta la musica, non solo a Napoli. A lui Pino Daniele - che aveva esordito giovanissimo come chitarrista in un suo lavoro da solista - dedicherà il disco "Nero a Metà" nel 1980; ed Enzo Avitabile il brano "Dolce Sweet M" contenuto nel suo primo LP
"Avitabile" nel 1982.
Ancora oggi Mario me vene 'nsuonno, da allora, sempre...un giorno si e
uno no...ridiamo, scherziamo, parlamm' 'e musica, qualche volta suoniamo
ed io... io cerco di non svegliarmi per non sentirmi solo...
martedì 1 settembre 2009
Beach Boys: l'eterno Brian Wilson!!!
Identificati come gruppo surf, i Beach Boys non facevano musica surf: il loro era un semplicissimo pop di chiara derivazione doo-wop con un po di Chuck Berrry a rendere il tutto più fresco! Voci sublimi e arrangiamenti ridotti all'osso, nei primi dischi, ma essenzialmente musica bianca, banale e borghese, con testi che si rifacevano all'American Dream giovanile degli inizi degli anni 60: mai una parola per i ragazzi morti in Vietnam! Insomma non facevano paura ai benpensanti nè all'establishment e all'arrogante sistema educativo americano! Ebbero la forza di far conoscere al mondo una terra chiamata California dove negli anni a seguire quella generazione avrebbe prodotto una mole di dischi e musica! I Beach Boys insomma erano l'antitesi del rock. Pessimi musicisti. L'antitesi dei belli e dannati del rock and roll. La stempiatura del cantante fa quasi impressione a dispetto della sua giovane età, sopratutto se si pensa ai frontman dell'epoca (Elvis, Lennon, Jagger...)
Ma allora? Gli ingredienti sembrano pessimi.....!
I Beach boys ,allora,furono il genio di Brian Wilson: un talento sprecato nel comporre canzoncine pop ripensando bene al suo astuto orecchio! Il “banale” che ho usato sopra va quindi corretto: era la perfezione compositiva di Brian che rendeva quelle canzoncine istintive ed eterne; è la semplicità degli elementi forse che sminuisce la sua opera; la naturalezza perfetta degli ingredienti usati rese canzoni e melodie come uniche e di forte presa emotiva!
Tutto ciò che ne venne fuori erano piccole sinfonie o meglio perle pop; Brian alzò notevolmente la posta in gioco in quei primi anni 60 riguardo la musica pop e il livello delle canzoni; sicuramente tracciò un nuovo limite da superare per gli autori ù dettò i nuovi standard per gli arrangiamenti e le composizioni (si pensi ai cori polifonici): in altre parole fu capace di stimolare la sua generazione ad andare avanti per raggiungere nuovi risultati e puzzle melodici! Si dice che lo stesso Pet Sound(che mescolava pop ad una certa psichedelia con retrogusto barocco) sia stato un punto di riferimento anche per i Beatles per andare avanti fino a sfidarlo e superarlo (!?!) con il loro Revolver. Ovviamente Pet Sound ha spianato la strada verso una nuova concezione di musica pop dove arrangiamenti e melodie fanno chiaro riferimento a strane percezioni della realtà o annebbiate visioni della stessa. Il disco in un certo qual senso differenziandosi qualitativamente dai lavori precedenti presenta un sapore tutt'altro che estivo, anzi molto autunnale rompendo col passato: primissimo esempio di pop-d'avanguardia che in un sol colpo sembrava voler spezzare l'eterna estate facendo riaffiorare malinconie e solitudini. God only knows verrà definita da McCartney come la miglior composizione di tutti i tempi. Il massiccio uso di archi in questo caso evidenziava una delle fonti di ispirazionedi Brian: Phil Spector e come obiettivo la ricerca
di un personale wall of sound abbellito dalle celestiali voci e cori.
Il lavoro di Brian (ripeto, soprattutto dopo il primo periodo di attività) lasciò intravedere una certa attitudine maniacale nell'approcciarsi alla materia: prova ne è la sua decisione di abbandonare la band dal vivo per dedicarsi esclusivamente al lavoro in studio; gli stessi componenti furono ben presto relegati all'attività live e/o pubblicitaria, selezionando per gli album dei musicisti professionisti e lasciando ai compagni come lavoro in studio esclusivamente le armonizzazioni vocali. Al riguardo basta pensare che gli altri componenti erano giusto delle presenze: il fratello, il cugino e il vicino; non si era neanche sprecato a cercare fuori da casa sua talmente consapevole del suo genio.
Colpito più volte da esaurimento nervoso, dedito al consumo di sostanze stupefacenti ci lascerà negli ultimi anni pochi lavori; fu soprattutto il pretenzioso Smile interrotto per circa trentanni a sancire la sua eclissi dal panorama musicale dei tardi sessanta.
Esempi eleganti della sua genialità quale compositore e arrangiatore pop rimangono il pezzo Good Vibrtions , l'eterno Smile e l'album Pet Sound (1966) ovviamente l'album piu' sopravvalutato di tutti i tempi: all'epoca Brian aveva solo 23 anni!
lunedì 1 giugno 2009
Nick Drake: pink moon (1971)
Nick Drake lo registrò nel 1971 in due sere; accompagnato semplicemente dalla sua chitarra e dalla sua sussurante voce. Doveva essere il disco della svolta almeno perchè il precedente non aveva riscontrato un buon successo di vendite; si rileva essere invece il suo testamento, la sua definitiva visone riguarda la vita e ciò che ci circonda.
Semplice ed essenziale; scheletrico ed esistenziale. Esistenziale perchè Drake in quest'album riversa il suo dramma, la sua vita privata di qualsiasi senso, le sue speranze; ben presto la rifiuterà per sempre nell'oblio totale dei contemporanei: “Gli uomini di talento non trovano la loro strada fino a quando tanto non è passato dal giorno della loro morte", aveva già previsto tutto ciò qualche album prima (“Fruit Tree”).
Mi continua a dare quella forte sensazione di un disco suonato a luce bassissima ed in "silenzio" senza nessuna prerogativa estetica o
sensazionale, bensì minimalistico (rispetto agli standard del tempo) col rischio di passare indifferente ed inosservato (come accadde).
Crepuscolare inno alla solitudine, mia e sua; dove le sofferenze oscillano tra inquietudine e relativa tranquillità, tra malinconia e
arcaici ricordi mediante l'incedere di litanie smarrite e scarne illuminate da un leggero bagliore: quello della "luna rosa".
I saw it written and I saw it say
Pink moon is on its way
And none of you stand so tall
Pink moon gonna get you all
It's a pink moon
It's a pink, pink, pink, pink, pink moon
sabato 23 maggio 2009
Falso napoletano dei Beatles: gli Shampoo
Mi sono tornati in mente una sera che facevo zapping radiofonico......la mano si ferma sulle note di A Hard day's night; passano almeno cinque secondi prima di rendermi conto che non erano gli originali....erano gli Shampoo;
Da informazioni raccolte in giro sembra che furono lanciati mediante uno scherzo radiofonico: si annunciava il ritorno dei Beatles in una radio napoletana (...era il 1976); la leggenda narra che all'ascolto ci fossero 150.000 radio-ascoltatori! Non erano i beatles originali ma si era creato un altro mito, quello degli Shampoo....il falso perfetto in pieno stile partenopeo!!!
I quattro erano Paul m'ncart al basso, John lenton alla chitarra , Rind o'barr alla batteria e Georg riscion alla chitarra .
Sono passati allo status di leggenda con un solo album in Naples 80/81 (ne posseggo copia originale ereditata da mio padre) con il pomodoro che sostituiva la mela della Apple; tra l'altro l'album fu edito dalla EMI.
La track list dell'album originale era:
Tracklist:
01. N'omme 'e Niente (Nowhere Man)
02. Che Guaio Si' Tu (Please Please Me)
03. Quaccosa 'e 'cchiu' (From Me To You)
04. Si 'e Llave Tu (She Loves You)
05. So' Fesso (No Reply)
06. Tengo E' Guaie (Tell Me Why)
07. Chis' E' 'o Scia' (Twist And Shout)
08. Peppe (Help!)
09. Se Fosse 'o Re (Because)
10. Si Scinne Abbascie E' Night (A Hard Day's Night)
11. 'E Zizze (Day Tripper)
Mi viene da pensare che comunque gli Shampoo non era un semplice scherzetto: insomma banda demenziale della prima ora; perizia musicale nel maneggiare i pezzi dei Beatles quasi maniacale (Se fosse'Re ovvero Because è cantata a cappella mostrando ottime capacità vocali); questi quattro erano musicisti veri con lo spirito divertente e geniale tipico dei napoletani!
Tra l'altro credo che da bambino ho ascoltato prima gli Shampoo e poi per curiosità anche gli originali; sono stati loro a farmi conoscere i Beatles, presentandomeli nella mia lingua come si fa con un bambino per mostrargli il mondo che c'e' fuori!
Per chiunque fosse interessato alla traduzione dei testi può richiedermelo...
venerdì 15 maggio 2009
Jennifer Gentle: live set with Luca & Alberto
Sul palco, a mia insaputa, insieme ai Jennifer Gentle (in questo caso Marco Fasolo e Liviano Mos, tastiera-synth), alla sezione ritmica due Verdena (Alberto al basso, Luca alla batteria). Non so il motivo di questo progetto! Dopo tutto i fratelli Ferrari hanno dato solamente un contributo minimo al suono dei Jennifer, senza essere troppo invasivi.
Il live set prende ovviamente una forma diversa rispetto a quelli soliti dei Jennifer: meno psichedelia e minor numero di viaggi interplanetari ma tanta robustezza in più.
La quadratura del live set è stata evidente, sia per la scelta dei pezzi sia per la possente sezione ritmica: il drumming potente di Luca si fa sentire così come la poca delicatezza del basso di Alberto, il tutto a condire Fasolo, in versione più semplicisticamente "pop", armato di una Gibson semi-acustica e di una voce che somiglia tanto a quella di un bambino nell'atto di essere strozzato.....
I Jennifer meritano davvero una posto nell'olimpo solo per il fatto di essere prodotti dalla Sub-Pop (Seattle); hanno canzoni valide e ai miei occhi si staccano sempre di più dal paragone con Barrett. L'influenza c'e', si sente, in qualche accordo, ritmiche, ma la personalità di Fasolo ha preso ormai il sopravvento: ritmi sincopatici, note e accordi cromatici al limite di un non-sense pop-song, quasi da cabaret per psicopatici, in bilico tra Being for the Benefit of Mr. Kite! e Clowns & Jugglers! A volte sembrano davvero uno scherzo; i pezzi si rinchiudono in piccole marcette andanti o in canzoncine "di bambini" "per bambini" per riaprirsi verso sognanti vortici o scivolare in oscuri (e scuri) e sfumati vuoti spaziali! Il senso degli album dei Jennifer è sostanzialmente tutto questo ai miei occhi: e il tutto molto colorato grazie agli arrangiamenti delle variegate chitarre e nell'uso dei synth! Un carillon dai mille volti, dalle mille velocità!
Tornando al concerto, anche per Alberto Ferrari un pezzo alla voce: la bellissima cover dei Beatles I'm so tired. piu' il siparietto con la cantante del gruppo di apertura (Elevators qualcosa...) che ha dato sicuramente una nota in più alla serata: la tipetta si presenta sul palco come una Francoise Hardy un po indie per canticchiare una canzoncina molto sixties di cui ignoro l'esistenza (ma molto Ronettes....).
Ovviamente solita scenetta del bis (con l'ingrato pubblico che chiamava Verdena...) con un ritorno all'esecuzione di I do dream you e No Mind in my Mind:
Tonight I'll meet you again
And I'll get you at my side
Whenever I'll turn my eyes
No trouble no mind in my mind
'Cause you're kind
Sometimes you make me cry....
venerdì 24 aprile 2009
The Psychedelic Sound of the 13th Floor Elevators
L'uomo è stato abile nel giudicare questo modo di pensare superato, pronto a distruggerlo (come fece Einstein), ed a riorganizzare il sapere in modo che il sapere stesso potesse relazionarsi orizzontalmente; può ora contare su una perfetta ragionevolezza che deriva dall'essere capace di relazionarsi con la vita nella sua interezza.
Recentemente, ciò è divenuto possibile per l'uomo alterando chimicamente il suo stato mentale e quindi alterare il proprio punto di vista (è la relazione di base con il mondo esteriore che determina il suo modo di catalogare le informazioni) . L'uomo può quindi ristrutturare il modo di pensare, cambiare il suo linguaggio in modo che i pensieri generino più relazioni tra la sua vita e i suoi problemi e quindi approcciarli in modo sensato
È questa ricerca di sensatezza che forma le basi delle canzoni di questo album".
Cosi recitava il retro cartonato dell'album The Psychedelic sound of The 13th Floor Elevators. Un album appartenente alla categoria "spartiacque": il rock non è piu un bambino inconsapevole ma ha raggiunto l'età della ragione; si arriva fino a filosofeggiare, li nel retro dell'LP. Il momento storico e culturale è essenziale: gli album del biennio 66/67 mostrano a pieno questa maturità artistica nei testi, nei temi e negli atteggiamenti delle nuove rock band. Sta arrivando la rivoluzione culturale degli anni 60 e il rhythm and blues la accompagna facendogli da sottofondo. Se i Beatles e molte band inglesi sono ancora musicalmente conservatrici, il vento che soffia dal nord- america sa già di sperimentazione ma soprattutto di canne e acidi. Le nuove tendenze riguardo al rock and roll si fanno guidare dalle nuove sostanze che si diffondono tra i ragazzi e molti ne abusano riuscendo poi in molti casi a riassumere stati mentali molto soggettivi in suoni e melodie. Nel nostro caso si tratta di Roky Erickson e Tommy Hall (una sorta Lennon-McCartney). Il primo, chitarrista lisergico; il secondo autore dei testi oltrechè suonatore di Jug elettrico. È il 1966, le band della costa californiana sarebbero arrivate ancora più tardi ed i 13th floor lanciano il seme che farà germogliare la generazione acida che ha segnato i fine 60.
Il disco esprime cosi bene i suoni del tempo, legato cosi tanto al rhyhtm and blues e al folk, come del resto tutte le garage band dell'epoca ma rivisto con attitudine punk-garage, lanciando acide ballate o cavalcate lisergiche. È rock and roll elettrico in buona sostanza viziato dal saporaccio ipnotico di un lungo viaggio vissuto stando seduti. Ovviamente i 13th floor elevators da rispettabile rock and roll band è durata due album, forse distrutta dagli eccessi dei suoi protagonisti: droghe & sacre galere ne hanno determinato una precoce fine. Si tratta comunque di una band di successo pari a zero; al momento del loro debutto il loro disco non entrò mai in classifica negli Usa, in Europa neanche distribuito, destino comune di tante garage band, destinate ad essere rivisitate solo negli ultimi anni, grazie a ristampe ed al particolare interesse nato attorno a quella musica di provincia. Ma quello che è rimasto conta! Diciamo che nessuno meglio di loro aveva tracciato e formulato gli standard della psichedelia che verrà. Forse questo è davvero il manifesto di quell'epoca feconda.
basta aspettare poco, gli altri ragazzi sono alle porte...
P.s.; è il primo nome di un album a contenere il termine "psichedelico".
:
mercoledì 15 aprile 2009
Nofx: the Coaster (Fat Wreck. 2009)
I nofx non tradiscono!
questo è certo! ma negli ultimi anni ho atteso con estrema speranza una sterzata "adult" del mio vecchio amore! non è mai arrivata: erano solo mie supposizioni, mi aspettavo che avrebbero superato l'hard-core anni 80 che gli scorre sempre di più nelle vene per approdare ad una dimensione decisamente piu sperimentale, magari partendo dai fiati, partendo da certe sperimentazione (seppur minime) di "the decline" o da parecchie cose sentite in " so long and thanks for all the shoes", vagamente pop , magari più lente più ricercate più raffinate, più swing!
La svolta non è mai avvenuta: forse ero l'unico ad immaginarla! Hanno fatto l'opposto in questi ultimi dieci anni: sempre veloci e tecnici al limite di un attacco di cuore.
Alla fine è punk-rock, i nofx hanno sempre suonato punk-rock e hardcore, non hanno mai pensato di cambiare strada! Non hanno mai firmato un accordo con una major o con network modello MTV, si sono sempre dichiarati DIY. Non mi va di contestargli nulla, li rispetto per la strada che hanno percorso: benchè hanno raggiunto lo stesso successo di band come Offspring o Green day non hanno mai beneficiato di nessuna particolare commercializzazione;
Da un po si sono staccati anche dalla Epitaph e questo ultimo the Coaster (25 anni di carriera....) è prodotto dalla Fat Wreck di Mike. I dischi diciamo che se li fanno da soli!
L'album scorre: lo ascolto per la prima volta e scrivo di getto. Non aspetterò domani per parlare di loro; non aspetterò un secondo ascolto! Li conosco troppo bene; so dove stanno arrivando, so cosa volevano: volevano un disco alla Nofx e ce l'hanno riproposto; almeno aspetto una strofa che mi faccia venire la pelle d'oca, mi aspetto un altro inno, mi aspetto una perla pop alla nofx, un giro minore che mi faccia piangere e gridare col sangue al cervello...aspetto; forse il prossimo pezzo mi saprà soddisfare....
mercoledì 1 aprile 2009
John Lennon How do you sleep?
Nel 1971 "Imagine" di Lennon , seconda uscita post-fab four, conteneva un pezzo che suscitava parecchio interesse per un feroce testo contro McCartney.
So Sgt. Pepper took you by surprise
You better see right through that mother's eyes
Those freaks was right when they said you was dead
The one mistake you made was in your head
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?
You live with straights who tell you you was king
Jump when your momma tell you anything
The only thing you done was yesterday
And since you're gone you're just another day
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?
A pretty face may last a year or two
But pretty soon they'll see what you can do
The sound you make is muzak to my ears
You must have learned something in all those years
Ah, how do you sleep?
Ah, how do you sleep at night?
Il testo mostra tra le righe un chiaro attacco a McCartney. Sembra che l'ira di Lennon derivasse da un intervista all'ex-collega che si attribuiva maggior parte del lavoro di Sergent Pepper's.
Analizzando il testo viene fuori:
"Sergent ti ha colto di sorpresa (riferimento all'intervista), avresti visto meglio attraverso gli occhi di tua madre (che significa avresti fatto meglio a chiedere consiglio a tua madre, come dice lo stesso Paul nel testo di Let It Be) , quei pazzi avevano ragione a dire che eri morto (riferimento alla leggenda metropolitana Paul is dead), l'unico errore fatto era nella tua testa, ma come dormi???
vivi con i sempliciotti che ti fanno sentire il re, e corri appena mamma ti chiama (Linda???), l'unica cosa che hai fatto è stata Yesterday (il pezzo....), e da quel momento te ne sei andato ed è soiltanto un altro giorno (Another day è il singolo di debutto di Paul), ma come dormi?
Il tuo viso carino può durare uno o due anni, poi tutti si accorgeranno di cosa sei capace, il tuo suono è pessima musica (muzak, dispreggiativo....) per le mie orecchie, avresti dovuto imparare qualcosa in questi anni, ma come dormi?
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=GK7CLXHSr1M&w=420&h=315]
domenica 15 marzo 2009
Sono un ribelle mamma -SKIANTOS-
Ne pubblico testi ed accordi avendo speso parecchio tempo nel cercarne le linee di basso ma alla fine ne è valsa la pena! Suonarsi questo pezzo è a metà fra il cantare un inno e/o la propria autodeterminazione di essere umano.
La tonalità in cui l'ho trovato è F#: in realtà era la tonalità in cui Freak Antoni la stava cantando; eventualmente potrebbe essere suonata in G
F# Bb-
Pronto, passami la mamma
E C#
lo so che è ancora sveglia nella stanza
B B-
sono le quattro del mattino
Eb- G#- C#
avrei bisogno di parlarle un attimino
Sto bene, non è un incidente
guarda, mamma, non mi è successo niente
stanotte non torno li a dormire
resto fuori, non c'è niente da spiegare
Giuro, non è per farti male
dormo fuori, non farmela pesare
B C#
c'è un posto qui a casa degli amici
parla forte, non capisco cosa dici
B C#
Sono un ribelle, mamma
F# E B
vai a letto, non star sveglia nella stanza
Sono un ribelle, mamma
vai a letto, non star sveglia nella stanza
Ci vediamo, torna pure a letto
domani arrivo, okay te lo prometto
e per favore stira la maglietta
c'è un concerto, mi serve quella rotta
Ricorda di comprarmi dei calzini
fai mettere le borchie ai pantaloni
ho il pullover e la giacca di pelle
non ho freddo e sono un ribelle
E va bene, non ho niente nella testa
può anche darsi, però adesso basta
sono un ribelle, l'ho deciso
e non m'importa di essere capito
3 volte: Sono un ribelle, mamma
vai a letto, non star sveglia nella stanza
Sono un ribelle, mamma
vai a letto, non star sveglia nella stanza
Sono un ribelle, mamma
Sono un ribelle, mamma
Sono un ribelle, mamma