Nick Drake lo registrò nel 1971 in due sere; accompagnato semplicemente dalla sua chitarra e dalla sua sussurante voce. Doveva essere il disco della svolta almeno perchè il precedente non aveva riscontrato un buon successo di vendite; si rileva essere invece il suo testamento, la sua definitiva visone riguarda la vita e ciò che ci circonda.
Semplice ed essenziale; scheletrico ed esistenziale. Esistenziale perchè Drake in quest'album riversa il suo dramma, la sua vita privata di qualsiasi senso, le sue speranze; ben presto la rifiuterà per sempre nell'oblio totale dei contemporanei: “Gli uomini di talento non trovano la loro strada fino a quando tanto non è passato dal giorno della loro morte", aveva già previsto tutto ciò qualche album prima (“Fruit Tree”).
Mi continua a dare quella forte sensazione di un disco suonato a luce bassissima ed in "silenzio" senza nessuna prerogativa estetica o
sensazionale, bensì minimalistico (rispetto agli standard del tempo) col rischio di passare indifferente ed inosservato (come accadde).
Crepuscolare inno alla solitudine, mia e sua; dove le sofferenze oscillano tra inquietudine e relativa tranquillità, tra malinconia e
arcaici ricordi mediante l'incedere di litanie smarrite e scarne illuminate da un leggero bagliore: quello della "luna rosa".
I saw it written and I saw it say
Pink moon is on its way
And none of you stand so tall
Pink moon gonna get you all
It's a pink moon
It's a pink, pink, pink, pink, pink moon
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