giovedì 27 novembre 2014
venerdì 18 aprile 2014
venerdì 11 aprile 2014
(Downtown Live): Pontiak, circolo degli artisti 10/04/14
Fumo e fumi: è ciò che percepiscono i sensi appena le luci in sala si abbassano e i Pontiak salgono sul palco. Si comincia a sentire subito il profumo dell'America, degli states, di un certo tipo di rock and roll, quello proveniente da fuori, da zone di periferia dove devi scendere a patti con il territorio e la natura. Fino a farti travolgerti. Per poi uscirne battuto o completamente frastornato. Questo è un po il risultato di tanta musica americana: in questo caso parliamo di stoner, non desertico bensì montanaro.
Premetto di essere arrivato al Circolo non sapendo minimamente chi mi sarei trovato di fronte, intuendo comunque che mi sarei imbattuto in bassi forti e possenti. E alla fine mi ritrovo (a primo ascolto) una band fortemente influenzata dal suono dei Kyuss, gonfia di suoni polverosi, compressi e distorsioni sgranate; melodie che tirano dritte con fare sonnolente e psichedelico, spesso cantate con le voci sovrapposte in tonalità molto basse. Il groove sebbene kyussiano rimane a cadenza sabbattiana: difficile che si sposti verso bpm piu alti, difficile vedere una reazione alla altissima quantità di hashish. Col trascorrere dello show la questione prende una forma decisamente ben definita andando a tracciare il confine entro cui i Pontiak amano muoversi: considerando la loro età (che è la mia) vengono fuori slanci d'amore e intrecci verso ciò che è stato il rock alternative a cavallo 80/90 di stampo Sub Pop (a tratti sentivo i Nirvana, i Mudhoney, i Tad..) o indie alla Jesus Liazard. Tra i momenti più docili i Pontiak Brothers piazzano alcune ballate di chiaro stampo american Alternative (si erige Wildifires, singolo del loro ultimo album).
Informazioni di servizio: il loro ultimo album uscito nei primi mesi del 2014 si chiama Innocence li dipinge abbastanza bene per quello che sono live evidenziando anche una certa esperienza e maturità. Un orecchio alle loro vecchie produzione glielo darò nei prossimi giorni.
Prima di loro hanno suonato Thee Elephant: devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso dal loro sound un po beat un po garage e un po psichedelico. Britannico of course...! Mi sono lasciato andare a qualche paragone con i Jennifer Gentle, per poi scoprire oggi, che il bassista è uno proveniente dai suddetti! Hanno buone melodie, ottime chitarre un po fuzz un po noise. La batteria cadenza, le loro divagazioni finali mi lasciano soddisfatto
venerdì 4 aprile 2014
20 anni per sentirmi cresciuto o ancora adolescente
Kurt è stata la nostra rock star! Ha rappresentato la mia generazione, ha spinto quelli della mia età (me compreso) ad imbracciare una chitarra e ad ascoltare rock and roll a decibel elevati. Ragazzo dallo spirito onesto e dalla canzone facile è riuscito a catalizzare il movimento punk americano degli anni 80, sintetizzando dieci anni di rock sotterraneo e indipendente, sdoganando nuovi suoni e l’ultima rivoluzione, quella degli anni 80: l’unica e ultima evolzione del punk.
Molti lo avranno ringraziato, in primis i venditori di dischi: major ed etichette indipendenti che fino a quel momento facevano fatica o erano solo esperienze amatoriali ma anche tante band che forse sarebbero rimaste per sempre un fenomeno underground. Anche lui avrà ringraziato in tanti che fino a quel momento avevano macinato canzoni, feedback, urla e rumori preparando il terreno dove i Nirvana pascoleranno.
Con i Nirvana ci è venuta voglia di suonare, di piacchiare forte, di bere,di fumare di consumare sostanze. E di suonare a tre: lo abbiamo imparato da loro.
Abbiamo amato Kurt perchè sapevamo che era vero e sincero e ci rappresetava bene; ci piaceva il suo senso di dolore e disperazione, il rifiuto dell’estabilishment di stampo adolescenziale e la sua estetica ribelle. Molti di noi ancora ci portiamo i segni addosso.
Kurt aveva talento estremo; i suoi dischi sono stati un crescendo qualitativo. Probabile che ancora in vita avrebbe fatto tanto senza mai annoiarci: si sarebbe evoluto e l’avremmo amato ancora di più. Avrebbe barattato la sua esposività adolescenziale con la sua sensibilità di uomo che stava li per li a divenire.
Tutti ricordiamo dove eravamo e che stavamo facendo il giorno della sua morte. In realtà sembra ieri e i Nirvana non abbiamo mai smesso di ascoltarli.
I'm not like them
But I can pretend
The sun is gone
But I have a light
The day is done
But I'm having fun
I think I'm dumb
Or maybe just happy
Think I'm just happy
giovedì 3 aprile 2014
Seattle Dirty Sounds! Seattle slows Hardcore Down!
Green River - Come on down
[youtube https://www.youtube.com/watch?v=kB8l3-mGeSg&w=200&h=150]
The U-Men - They
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=kVBfEXk5Ajc&w=200&h=150]
Malfunkshun - With yo' heart (not yo' hands)
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=REPhA79yOEk&w=200&h=150]
Skin Yard - Throb
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=YglMtFNtAyU&w=200&h=150]
Nirvana - Spank Thru
[youtube http://www.youtube.com/watch?v=CsOH5t3mGw4&w=200&h=150]
mercoledì 2 aprile 2014
lunedì 31 marzo 2014
Perdere Tempo nei Negozi di Vinili in: LISBONA E SIVIGLIA
Era da un po' di tempo che volevo scrivere brevi guide o segnalare negozi per l’acquisto di dischi in vinili! In giro per il mondo o per l’Italia! Mi limito a segnalare esclusivamente negozi in cui ho passato almeno un’ora a cercare dischi e che ritengo particolarmente vantaggiosi.
Comincio da Lisbona e Siviglia: viaggio del 2011. Prima che la memoria non mi sia più di aiuto occorre che butti giù più informazioni possibili.
Premetto che la penisola Iberica (considerando anche le mie precedenti visite in Bilbao e Barcellona…) è un ottimo luogo dove comprare vinili a prezzi decenti. Ritengo che l’Italia invece sia il posto peggiore dove acquistare…soprattutto per quanta riguarda gli usati e le vecchie stampe! A volte pezzi da un euro o da una sterlina a Roma possono deduplicare!
LISBONA:
la zona in cui trovare i negozi di dischi è Bairro Alto, centro storico di Lisbona…! Ce ne sono diversi.
Io vi consiglio Discolecção, Calçada do Duque, 53-A! il negozio si trova nel cuore di Bairro Alto, precisamente sullo scalinatone che collega Largo do Duque de Cadaval (Zona Rossio) e Largo Trindade Coelho: sono cosi preciso perché quando toccò a me trovare la strada fu davvero dura! In realtà io cercavo il mio ostello prenotato su web e mi ritrovai che la porta a fianco del mio alloggio era questo negozio. A mente, ora ricordo che presi diversi dischi con prezzi variabili tra i 5, 7, 10 euro!| At The Court Of King Crimson, l’omonimo Violent Femmes, L. Cohen, Song from a room! Questi i miei acquisti. Stampe portoghesi anni’80: ottime condizioni.
La Fiera De La Ladra che invece si svolge in giorni ben precisi (domenica mattina…….forse) è un altro posto dove puoi trovare ottimi dischi e fare discreti affari. La mia taccagneria (o la volontà di non portarmi troppa roba dietro…) mi impedì di prendermi a circa 15 euro il White Album dei Beatles.
SIVIGLIA:
a distanza di tre anni, ricordo un solo negozio davvero ben fornito di vinili usati. Siviglia Record Shop, situato in Calle del Amor de Dios, 27. I dischi comprati per i soliti 5/10 eu furono: London 0 Hull 4 degli Housemartins leggermente rovinato ma non tanto da saltare, Love You Live degli Stones(12 eu, doppio) di cui disponeva diverse copie; stesso discorso per un altro pezzo: Out of Time dei REM pagato nuovo 8 euro; molte le copie a disposizione.
Discolecção (Lisbona)
Siviglia Record Shop (Siviglia)
venerdì 21 marzo 2014
La Rullata di Ringo
La rullata del primo Ringo è un esempio di rarissima bellezza percussiva basato semplicemente sulla forza di un’ innocenza primordiale: un rullo “cartonato”, zoppicante e dall’approccio infantile. Il segreto della sua rullata sta semplicemente in due note strette che frenano dentro una pausa improvvisa ed una rapida ripartenza con un colpo di rullante (quasi muto) che carica due altre notine strette...pronte ad anticipare quella (o quelle) accentate finali. A volte mischia nei primi tre movimenti ma riesce a dare sempre quella sensazione di un rullo insicuro, scomodo, forse fuori tempo che sembra non arrivare diritto e preciso ma che alla fine “chiude” in modo deciso, sempre, come a risolvere qualsiasi problematica o imbarazzo presentatosi nei due movimenti precedenti.Visone filosofica di una rullata!
Ringo è un esempio di batterista “innocente e primordiale” essendo uno dei primissimi batteristi rock, non aveva nessun schema dentro cui specchiarsi. Al massimo aveva sentito qualche disco rock and roll, aveva imparato qualche rudimento jazz e suonato un pò di swing o ostinati terzinati: non aveva seri punti di riferimenti e lui come altri si inventarono tutto da zero, mettendoci furia punk e appunto, innocenza primordiale.
Mi ha influenzato tantissimo, inconsciamente, e me ne accorgo quando “bitto” in 4/4: la seconda cassa che cade sul 3° movimento ha sempre un accento, una caduta, tipica del sound di Ringo, dei Beatles e di tutto il movimento Merseybeat! Dopo tutto gli ascolti adolescenziali non te li scrolli più di dosso se non attraverso cura, lavoro e tanto pensiero.
L’estetica dei primi Beatles è anche il ragazzetto dietro la drum che suona con il sorriso da ebete (inconscio che la sua vita sta per cambiare, che farà soldi a palate): i movimenti del suo corpo seguono i groove delle canzoni: l’accento su crash alla sua destra accompagnato dalla spinta capo/spalla, l’anomala sventagliata della bacchetta destra sull’ hi-hat o sul ride, chino sulle spalle e ondeggiante con le spalle e con la testa: un fenomeno estetico.
Ha suonato con dei fuoriclasse: neanche i 4 iniziali gli lasciavano battere; qualsiasi batterista avrebbe potuto imporre un suo sound, ce ne fosse stato un altro sarei stato influenzato da ben altri vizi. Ma mi è toccato Ringo, and i’m happy for that!