venerdì 11 aprile 2014

(Downtown Live): Pontiak, circolo degli artisti 10/04/14

Fumo e fumi: è ciò che percepiscono i sensi appena le luci in sala si abbassano e i Pontiak salgono sul palco. Si comincia a sentire subito il profumo dell'America, degli states, di un certo tipo di rock and roll, quello proveniente da fuori, da zone di periferia dove devi scendere a patti con il territorio e la natura. Fino a farti travolgerti. Per poi uscirne battuto o completamente frastornato. Questo è un po il risultato di tanta musica americana: in questo caso parliamo di stoner, non desertico bensì montanaro. 

Premetto di essere arrivato al Circolo non sapendo minimamente chi mi sarei trovato di fronte, intuendo comunque che mi sarei imbattuto in bassi forti e possenti. E alla fine mi ritrovo (a primo ascolto) una band fortemente influenzata dal suono dei Kyuss, gonfia di suoni polverosi, compressi e distorsioni sgranate; melodie che tirano dritte con fare sonnolente e psichedelico, spesso cantate con le voci sovrapposte in tonalità molto basse. Il groove sebbene kyussiano rimane a cadenza sabbattiana: difficile che si sposti verso bpm piu alti, difficile vedere una reazione alla altissima quantità di hashish. Col trascorrere dello show la questione prende una forma decisamente ben definita andando a tracciare il confine entro cui i Pontiak amano muoversi: considerando la loro età (che è la mia) vengono fuori slanci d'amore e intrecci verso ciò che è stato il rock alternative a cavallo 80/90 di stampo Sub Pop (a tratti sentivo i Nirvana, i Mudhoney, i Tad..) o indie alla Jesus Liazard. Tra i momenti più docili i Pontiak Brothers piazzano alcune ballate di chiaro stampo american Alternative (si erige Wildifires, singolo del loro ultimo album).

Informazioni di servizio: il loro ultimo album uscito nei primi mesi del 2014 si chiama Innocence li dipinge abbastanza bene per quello che sono live evidenziando anche una certa esperienza e maturità. Un orecchio alle loro vecchie produzione glielo darò nei prossimi giorni.

Prima di loro hanno suonato Thee Elephant: devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso dal loro sound un po beat un po garage e un po psichedelico. Britannico of course...! Mi sono lasciato andare a qualche paragone con i Jennifer Gentle, per poi scoprire oggi, che il bassista è uno proveniente dai suddetti! Hanno buone melodie, ottime chitarre un po fuzz un po noise. La batteria cadenza, le loro divagazioni finali mi lasciano soddisfatto

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