martedì 20 ottobre 2009
Jim's grave
dalla primissima adolescenza è stata andare da Jim nella sua ultima
dimora a Parigi.
La settimana scorsa ho messo a posto questo pezzettino: a meno di 12 ore dal mio arrivo ero già a Pere
Lachaise! Mi aspettavo un cimitero fuori città, invece molto sorpreso la metro si è fermata nel centro città, uno sguardo a sinistra all'uscita della metro e nel pieno della metropoli si potevano notare le mura di cinta del cimitero che si allungavano lungo Boulevard de Ménilmontant.
Il Campo Elisio è un angolo di tranquillità e pace nella terrena Parigi di tutti i giorni; il cimitero è lasciato a se stesso (bensì non abbandonato) affinchè il tempo ne lasciasse i segni evidenti; entrarvi dentro è come fare un salto
indietro nel tempo: un angolo del XIX secolo rimasto inalterato!
All'entrata ho cercato di notare le scritte con vernice “Jim” con la freccia che ne indicasse la direzione della tomba, ma nulla di tutto questo! Rispetto a qualche anno fa molto è cambiato come ho letto in giro; il sito era ed è pellegrinaggio di adepti dei Doors pronti a celebrare un rito o a consumare qualche “momento” e questo ha spinto ad aumentare i controlli!
Ormai da un ventennio il mezzo busto non esiste più così come l'enorme blocco con la scritta Jim Morrison (con l'ultima O recante il simbolo della pace): scritte, firme, messaggi e parole lasciati ovunque in giro sui muri delle tombe vicine sono stati ripuliti! La tomba ora è transennata e su un blocco di granito vi è la lapide con il nome James
Douglas Morrison (1943-1971) e la scritta in greco ΚΑΤΑ ΤΟΝ ΔΑΙΜΟΝΑ ΕΑΥΤΟΥ che dovrebbe significare in greco antico allo spirito divino che c'e' in te.
Jim morì a Parigi il 3 luglio del 1971;
era arrivato da qualche mese in città affascinato dalla culla della cultura e degli intellettualismi poetici occidentali. Forse aveva deciso di rimanerci per sempre ed è andato realmente cosi; morto lontano da casa forse nessuna dimora eterna gli era più adatta, lui culturalmente più europeo che americano, lui “l'oscuro romantico” consegnato alla città dove qualche secolo prima menti eterni lo avevano preceduto in pensieri, parole e versi!
Sembra che tutto doveva andare così, che fosse tutto scritto o semplicemente al momento della sua morte qualche dirigente della sua casa discografica ha fatto di tutto perchè Jim rimanesse lì e soprattutto fosse consegnato all'eternità seppelito a Pere Lachaise, in coabitazione con altri grandi come Oscar Wilde, Edith Piaf.
Questo ha contribuito fortemente alla sua eterna immagine rimasta giovane, bella, e fuori dagli schemi. La sua precoce scomparsa lo ha lasciato cosi eternamente VIVO strappandolo alla squallida vecchiaia: i suoi versi e le musiche dei Doors lo consegneranno ai posteri; nulla sarà così per sempre attuale vivo e corrente!
Non so che significa esserci stato! Forse nella vita bisogna farlo, come un rito terreno da celebrare e condividere: essere ad un metro dalle ossa di Jim Morrison, la voce della più grande band di tutti i tempi dove generi, tendenze e fenomeni evoluzionistici si sono fusi chimicamente creando qualcosa di unico!
Jim non credo lo sapesse ne tanto meno gli sarebbe interessato di ciò che sarebbe accaduto intorno alla sua eterna dimora. Ma di una cosa era consapevole che anche da morto avrebbe scatenato e messo in moto masse, cuori ed anime!
lunedì 19 ottobre 2009
Mario Musella: un nero a metà
È da un po di giorni (quasi settimane) che volevo scrivere qualche riga per ricordare un grande personaggio della musica italiana ed in particolare di quella partenopea, in occasione dei trentanni dalla sua precoce scomparsa: Mario Musella.
Voce dei fenomenali Showmen di Napoli, è stato per un po di anni personaggio fulcro insieme all'amico fraterno James Senese (sassofonista
superiore...) della scena napoletana dei tardi anni 60 e 70 a cui la storia non ha pagato il suo giusto debito anche in virtù della giovane età in cui è venuto a mancarci, 33 anni (ottobre del 1979...).
Cominciò giovanissimo nei primi 60 a calcare la scena sempre in compagnia di James: i due erano accomunati dal fatto di essere figli della guerra ovvero figli di soldati americani...James figlio di un americano di colore, Mario figlio di un pellerossa! Il comune destino li tenne legati nella Secondigliano del dopoguerra fin dall'adolescenza e il dna carico di New Orleans e Soul li spinse sempre a suonare come dei veri 'americani napoletani', una miscela culturale davvero esplosiva che si dimostrerà tale negli Showmen! La band cominciò nel periodo dei 'complessi beat' rappresentando Napoli in Italia ma a differenza degli altri complessi italiani a mio parere mostravano una caratura superiore ma il fatto di provenire dal sud li penalizzò fortemente: se paragonati ad altre band milanesi o bolognesi gli Showmen erano gli unici a caricare le loro canzoni di musica nera e di puro soul Motown come nessun'altro lungo la penisola; erano fuori dalle mode, fuori dal giro di quella musica facile giusto perchè un passo avanti sia nella sostanza che nella qualità: il sax di James ti investiva come la lava del Vesuvio, la voce di Mario pronta a vibrare di potenza fino a farti rabbrividire. Giusto il tempo di vincere un Cantagiro edizione 1968 con Un ora sola ti vorrei e il giocattolo si ruppe. La seguente emorragia della super band ha fatto poi storia!
Mario si incaponì di continuare da solo (per il gran dispiacere di James che si senti quasi tradito), James provò a continuare con gli Showmen per poi fondare la Napoli Centrale (altra big band), Elio D'Anna formò gli Osanna (esponente progressive napoletana degli anni 70).
Adoro gli Showmen, primo perchè rappresentano la mia terra, poi perchè il loro gusto musicale era rivoluzione nell'italietta degli anni 60 e questo li distingueva come si distingue sempre un napoletano quando si ritrova a rimescolare artisticamente materiale ed ispirazioni, sempre non-guidato da una animo eccessivo e irrazionale, pronto ad infuocare e ad infuocarsi! Suonavano o'blues re nir potenti e impetuosi come un fiume in piena, loro tecnicamente capaci, maturi e al di sopra delle righe! Mi piace mettere su una loro canzone e sentire la voce di Mario quella stessa canzone che metterebbe su mio padre che li ossequia come dei “veri signori della musica”. Mi piace ricordare Mario con le parole di James Senese e rabbrividire immaginando la sua voce roca e la forte cadenza napoletana che esce da quell'americano di colore ma napoletano a tutti gli effetti :
Mio fratello Mario, un nero-pellerossa a metà.Mario voleva intraprendere la carriera solista, cosa che poi ha fatto, purtroppo però circondato da molti nemici camuffati da amici che lo hanno seguito e appoggiato nelle sua scelte. Incise alcune hit tra cui "Come Pioveva", " Io l'Amo di più", " Innamorata mai" e un album.
Non voleva più dividere l'attenzione di pubblico e addetti ai lavori con nessuno, neanche col suo fratello nero.
La cirrosi epatica lo ha portato via a soli 34 anni, nel 1979.
Quando lo seppi, una parte di me è scomparsa con lui... Era mio fratello, il mio amico, era stato il mio compagno di viaggio, era come me un "nero a metà". Aveva una voce straordinaria, unica. La sua nota più bassa aveva gli stessi armonici della più alta... un fenomeno. Qualche maligno disse che Mario era andato via dal gruppo perché io volevo cantare, ma non è così. Siamo cresciuti insieme. Abbiamo riso e pianto, ci siamo innamorati e siamo stati lasciati, ci siamo anche presi a botte, ma subito dopo abbracciati più forti di prima...
Avrei voluti dirgli tante cose, ma la vita non me l'ha permesso e questa cosa ancora oggi mi lacera.
Mi piace pensare che la nostra amicizia è solo sospesa, prima o poi da qualche parte ci rincontreremo e lui, sono sicuro, mi dirà "Je' stai ancora 'ngazzato nire? Nun ce penza'... pienza a' salute, e attacca cu' mme 'stu blues".
Mario è stato un personaggio fondamentale per lo sviluppo di tutta la musica, non solo a Napoli. A lui Pino Daniele - che aveva esordito giovanissimo come chitarrista in un suo lavoro da solista - dedicherà il disco "Nero a Metà" nel 1980; ed Enzo Avitabile il brano "Dolce Sweet M" contenuto nel suo primo LP
"Avitabile" nel 1982.
Ancora oggi Mario me vene 'nsuonno, da allora, sempre...un giorno si e
uno no...ridiamo, scherziamo, parlamm' 'e musica, qualche volta suoniamo
ed io... io cerco di non svegliarmi per non sentirmi solo...