venerdì 22 novembre 2013

Song: He Was a Friend of Mine

I Byrds, armati di vernice fresca e amor/odio di patria, ripescarono il pescato di Dylan (anche in questo caso) per lamentarsi della morte di Kennedy (22-11-1963!!!)...avvolgendoci nella bandiera americana. E noi ci lasciamo avvolgere, perchè non siamo superficiali e banali spacciando anti-americanismo. E se stamattina volessi sbattere in faccia al mondo le mie idee dovrei bruciare buona parte dei miei dischi. Ma loro (gli americani...) li conosco per grandi linee, quindi non benissimo; i miei dischi, invece, davvero bene...

La versione qui sotto dei Byrds è la prima che ascoltai da piccolo, live a Monterey Pop nel '67 con intro di David Crosby che sostiene la versione del complotto nell'omicidio JFK, con sprezzante finale "...this is your country":


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=9-EdPDptH_c&hl=en_US&start=215]
the Byrds live at Monterey International Pop festival 17/8/1967

domenica 27 ottobre 2013

Bye Bye Lou! ci rivediamo da qualche altra parte!

Tutto è cominciato con Lou! prima il nulla: solo un bambino in fasce, pulito ed ancora attaccato alle tette della mamma! Poi tutto si infanga: il latte di cui si era nutrito diventa acido e dannoso! La visione distorta e lisergica di Lou nel contesto di NY city guida il rock and roll verso un adolescenza drogata e malata, dove anche le visioni perdono lucidità! Con le tette si farà dell'altro! Era l'avanguardia, era il seme per il sudiciume punk, era il frastuono (ragionato) e irrazionale, era il disco più bello di sempre! thanx guy

 







mercoledì 23 ottobre 2013

Replacements: Sorry Ma, Forgot to Take Out the Trash

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I Replacements hanno fatto uno dei miglior dischi punk di sempre! Ma ci sono arrivato tardi! L’ho capito da adulto  e questo depone a favore della loro grandezza.
Sorry Ma, Forgot To Take Out The Trash è un disco completo, di impatto punk, potente e soprattutto deciso e dal sapore fragola e hardcore: dopotutto siamo in america, siamo nell’81 (credo…), suonato con  filosofia kid ma con grandi intuiti soprattutto  nelle strutture delle canzoni e delle chitarre.

La periferia americana è qui ben servita: quando ascolti il disco impatti immediatamente nella noiosa e solitaria provincia dove “per ogni casa c’e’ un garage”;  in uno di questi, nel garage di papà, tra il taglia erbe e altri avanzi e scarti da american dream,  i Replacements inscenano il loro festino post adolescenziale dopo aver comprato gli alcoIici  al drugstore dall’altra parte della strada e aver invitato gli amici dell’High School. Vomitano subito rabbia e passione  con l’immaturità della loro età ma con il talento di chi diventerà grande per sempre.
I Replacements tendevano soprattutto verso una dimensione “pop” con estrema furbizia nella composizione e nell’arrangiamento (punk, ma pur sempre arrangiare…).Riuscivano a strofare con il filo spinato per poi farti impattare dentro il ritornello perfetto;  piazzavano il coretto giusto, non prima di averti fatto saltellare sui bidoni della monnezza; ma soprattutto i brillanti riff di chitarra evitano quasi sempre i banali tre accordi per girovagare nel variegato universo del rock and roll. Credo che il disco sia un gradino sopra alla media (dei dischi dell’epoca) per l’approccio “alla canzone”: che Westenberg avrebbe fatto strada lo si poteva intuire da come componeva a 18 anni. Il pop punk americano in gran parte passa da qua (Screeching Weasel, Queers). Trovo difficoltà ad ascoltare dischi punk a 34 anni: a volte li trovo poco interessanti se non banali o uguali a loro stessi.  Sorry Ma è diverso ha qualcosa in più, la furia e la tensione emotiva giusta ma soprattutto ha il songwriting. Uno dei miglior che abbia mai potuto ingerire!
Deve superare la prova degli anni nella mia testa, cosa complicata. Tra 10 anni lo considererò ancora di valore? Suppongo di si!  Westenberg cominciò presto a smettere di fare punk…da solo si evolse verso….se stesso, verso il musicista-compositore che era!
Ho chiesto questo disco al mio negoziante di fiducia (in realtà gli ho chiesto semplicemente “qualcosa dei Replacements”). La risposta è stata negativa (La mia contro, doveva essere: “puoi anche chiudere”) malgrado il mio negozio ha tutta la mia fiducia….Questo significa che la storia non gli rende il giusto tributo. Lo faccio io oggi e per sempre, aspettando di celebrare i loro dischi a seguire.

mercoledì 9 ottobre 2013

Appunti ritrovati nei cassetti sui Beach Boys

Oggi, facendo pulizia ho ritrovato alcuni appunti sul concerto di Luglio 2012;

"Ieri ho visto i Beach Boys (B.B.) live; 10 considerazioni:
1)Sono troppo americani
2)Brian Wilson (B.W.)non sta benissimo di salute
3)Erano un gruppo borghese e cantavano i sogni e le aspirazione dei giovani-bianchi-borghesi americani
4)Per il punto 3 di cui sopra, credo che il governo americano finanziasse l’attività dei B.B.
5)Per il punto 4 di cui sopra, credo che B.W. potrebbe essere benissimo un agente della CIA, uno dei migliori.
6)B.W. ha dato alla sua musica tanta forma. In alcuni casi anche tantissima sostanza. Il suo songwriting non scende mai sotto la sufficienza ma in alcuni casi rasenta l’eccellenza.
7)Tende all’eccellenza con Don't Worry Baby (la melodia sale, scende, si apre. È artificiosa ma gli riesce bene)
8) Good Vibrations è uno dei miglior pezzi di sempre (forse il migliore). Chiude l’estate ed apre la stagione autunnale;
9)Hanno cantato l’autunno meglio dell’estate
10) Al primo attacco, al primo coro armonico, un brivido mi ha percosso lungo la schiena e ho capito chi erano i B.B. e che in quel momento li avevo di fronte.
Ps. Il malarone non fa venire le allucinazioni.
perchè dicono che iB.B fanno surf?"




















the beach boys live at rock in roma 2012

bw

mercoledì 31 luglio 2013

Roger Waters Live in Rome 28/07/2013

Ore 17.30, Villa Ada; il caldo non lascia tregua a Roma, la stritola. Mi nascondo tra gli alberi di uno dei polmoni della capitale aspettando che cali il sole per avviarmi, a pochi km in linea d’aria, all’evento atteso da 8 mesi, dal giorno in cui acquistai il tagliando. Radio Rock, nel frattempo via etere, ha deciso di mitigare l’attesa proponendo l’opera massima, The Wall.

Per fortuna entro nello stadio tra gli ultimi. Attesa nulla. Odio i concerti negli stadi e odio i mega-concerti. Ne ho visti diversi soprattutto in tenera età, ma ora li considero un qualcosa di abbastanza infantile, da fare raramente, magari per ricordarti di ciò che eri da ragazzino, di quelle esperienze  in cui mi ero formato e quell’attitudine che avevo fatto mia, una ventina di anni fa o poco più: i viaggi vs le grandi città, in treno o macchina, le estenuanti attese, lo sforzo fisico da sostenere per poi godersi la musica…Ora vivo a Roma. Praticamente il concerto è sotto casa. Comodo ed economico!

Tutto è come te lo aspetti. Un muro enorme riempie la curva sud per circa 150 mt;  Mother di John Lennon risuona nell’Olimpico, colmo per le grandi occasioni. E poi Waters; il bassista dei Pink Floyd, l’egocentrico musicista che ha creato e sviluppato  uno delle più grandi rock business band; colui che estromesse Syd dal gioco perché troppo fatto; colui che professionalmente pretendeva che droghe leggere in studio non entrassero. Perché i mondi artificiali li creavano loro, in laboratorio, con la loro musica.

Waters ha deciso di ri-suonare la sua opera massima e soprattutto di reinterpetrarla  in maniera  teatrale, forte già del film che era un misto di animazioni e scene girate. Nel tempo però, quasi a volerne esaltare il suo significato (extra-musicale…) ha trasfigurato la sua creatura, gli ha dato un’altra forma, rendendola  scenicamente esilarante e maestosa e “tecnologicamente avanzata”  in pieno stile Pink Floyd. Dal punto di vista intellettuale ha tentato di renderla universale esaltando i messaggi dell’opera. A Roger l’essere un semplice musicista, con una mediocre voce (seppur particolarissima) ed un normale-bassista non è bastato.  Ha svuotato musicalmente la sua opera, perché il disco, uscito nel 1979 ha ben poco da dimostrare, già emozionante se lo ascolti comodamente seduto sul divano di casa. Waters ha messo su un piano sue personalissime paranoie che con la sua megalomania ha reso universali  trasponendole in paranoie o semplicemente noie “umane” dal carattere universale, fino a toccare temi a volte più grandi di lui: “riportiamo i ragazzi a casa, quale futuro per una generazione con i padri morti in guerra?”. E cosi gioca a fare il dittatore: con un megafono dirige le folle, in virtù della sua musica che gli da la forza per esercitare il controllo sulle masse. Sulla massa assiepata per le sue canzoni, pronta a rispondere anche con gesti fisici.

Il finale prevedibile, prevede un muro che si abbatte, e la storia ci dice che possiamo vincere, che nulla potrà incatenarci, siano paranoie umane, personali o sociali o politiche. Il porco areostatico questa volta è più aggressivo: è un cinghiale, simbolo e brutale contenitore dei “simboli” del secolo scorso, delle dittature e delle ideologie che hanno contribuito alla militarizzazione del pensiero. Gli indigeni posti al centro del campo si abbattono sul cinghiale fino a farlo scoppiare, straziandolo e spartendosi le membra (credo di essere stato io a bucarlo) ponendo fine allo spettacolo, celebrando nel modo migliore il mito iconografico di una non uniforme generazione (due o forse tre) legata (e) al mito floydiano.

Dovrebbe essere l’ultima, l’ultima di Waters, l’ultima volta che la sua megalomania prenderà a pugni il rock, esaltandosi con i suoi simboli. I simboli dei Floyd di un passato andato: maiali areostatici, aerei, muri che cadono. Una scenografia di impatto enorme che ricorda chi furono i primi ad esagerare con gli show musicali, andando oltre il semplice concerto rock; ricorda l’immensità di quella band che ha scritto canzoni e dischi di uno spessore a volte troppo ingombrante. Ora però non fa più un certo effetto:  sono simboli di un tempo andato. Un concerto dei Floyd 30 anni fa creava stupore, mito e grandeur. Ieri è stata una grande serata insieme ad un pò di amici (Eat a peach/j t’appic), una buona vodka e salutare buon umore. Ieri Waters ha cantato alcune delle canzoni che appartengono alla mia vita e che riescono a suscitare in me eccessive reazioni epilettiche fino a farmi piangere.

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domenica 28 luglio 2013

Foto del giorno (2)

Foto del giorno (2)

Floyd, nella prima metà degli anni 70. Autore, luogo e tempo di scatto a me sconosciuto. Trovata su una di quelle pagine pirata di FB commemorative

giovedì 27 giugno 2013

Foto del giorno (1)

Quando questa foto è stata scattata io avevo appena appena un mesetto di vita!
Trovata sulla webzines di MaximumRnr!
[caption width="600" align="alignnone"] HR, (Bad Brains) Hard Art Gallery, 9/15/79. From Hard Art, DC 1979 (Akashic Books, 2013). (photo by Lucian Perkins)[/caption]

martedì 21 maggio 2013

Ode a Ray Manzarek

Leggo, in un attimo, sull’homepage del mio browser che Ray è andato a 74 anni.

Ti rimarrà per sempre il suo organo, la sua musica, la musica dei Doors. Band geniale in cui Ray contribuiva al suono con il suo organo Vox Continental e con le linee di basso grazie a un ulteriore tastiera che suonava con la mano sinistra. Un matto! e un Genio! Suoni geniali! Trame ipnotiche, martellanti fino a trafirti il cervello con le sue solite ripetizioni di quei riff circolari fino a farti perderti o a portarti in giro o per lanciarti su una giostra. A volte invece funereo, lieve da farti salire su una leggera ansia, da farti sentire perduto. Le linee melodiche dei Doors, il suono dei Doors, non è stata semplice musica ma qualcosa di ultraterreno. E l’idea di quegli uomini, in carne ed ossa dietro i loro strumenti era molto riduttivo e scontato
Ora anche Ray entra nel mito come Jim; ma è giusto cosi. Non sono stati uomini ma emissari da altre dimensioni..

doors

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=IwK7Ns8FeTw&w=420&h=315]

venerdì 19 aprile 2013

Il concertone del 1°Maggio secondo il nuovo messia

Il primo maggio è caratterizzato dal concertone del primo maggio, che a sua volta è ricco di complessi del primo maggio. Il concertone del primo maggio genera complessi del primo maggio che suonano al concertone del primo maggio. Le implicazioni artistiche di questo fenomeno sono altalenanti” (dal sito delle Storie Tese)

E io posso essere anche daccordo.
Il concerto del primo maggio ha perso tanto rispetto ai primi anni: forse perchè è cambiato il mondo politico e un pò la società, è cambiato il palcoscenico musicale, forse sono cresciuto io. E il concertone invece è rimasto uguale a se stesso: predicando valori che stiamo rischiando di perdere e che forse abbiamo ripetuto all’infinito come slogan fino a legarci le mani. Ma non gli va levata la sua principale funzione: quella del “concertone del primo maggio”; quello del giorno della festa del lavoro a p.zza San Giovanni a Roma; malgrado sia un giorno di festa ti alzi alle 6 per prendere il treno vs Roma, sperando che il tempo (metereologico...) sia dalla tua! ti procuri il fumo, l’erba gli alcolici, magari hai 18 anni! forse è la prima volta che vai a Roma, partendo dalla provincia o dalle regioni più lontane; con i tuoi amici, per arrivare in piazza e incontare poi gli amici degli amici....insomma una turbina di sentimenti, stanchezza fisica, emozioni e spesso anche di belle canzoni che dopo anni ritornano come ricordi o miracolose amicizie.

Molto probabilmente Elio e compagni (parola non appropiata per loro) questo non l’hanno minimamente percepito. Dopo tutto lo si denota ascoltando la loro musica cinica, studiata a tavolino e forzatamente simpatica (per me assolutamente antipatica) e devo dirla fredda, si; perchè una band che si assume la responsabilità di ironizzare su generi e band o come fa solitamente rubacchiando con presunzione nella musica a 360 gradi implica solamente freddezza di stile, mancanza di attitudine e riealaborazioni ,studiate e pensate.
Sinceramente a me le Storie Tese non mi hanno mai minimamente sfiorato, culturalmente siamo troppo lontani. Non mi sono mai posto il problema della loro esistenza, ma le band che hanno preso per il culo (benevolmente Natààà..?) hanno fatto piu di loro nella loro carriera; se pensa di ironizzare su Zulù e i 99 può farlo solo perchè quel marchio di fabbrica è talmente evidente che Elio può solo ripeterlo come un piumato della famiglia della gazza ladra.


Elio e i compari, insomma possono solo fare ironia forzata e condensare stili con la loro bravura tecnica in un singolo da pubblicare in rete due settimane prima dell'evento. Buona pubblicità per il loro prossimo disco, nel caso in cui sia in uscita...non ne ho idea.

 


[youtube http://www.youtube.com/watch?v=dCOho3CRp6A&w=640&h=360]

martedì 9 aprile 2013

I’M IN LOVE WITH MAGGY

Ieri, seduto al ristorante cinese, mentre gustavo lei e gli involtini primavera, la mia attenzione si sposta in un momento sullo schermo televisivo, lì, con l’immagine di Margaret Thatcher, primo ministro inglese degli anni 80, passata a miglior vita. La Thatcher fu un ministro duro, fascista e guerrafondaio: divenne per questo fonte di ispirazione in tutto il panorama british rock. Contribuì enormemente all’evoluzione del Punk inglese della fine anni 70 (meglio, la seconda ondata punk dei primi anni 80) perché con la sua politica da macelleria sociale fece in modo che la rabbia popolare crescesse in modo vertiginoso , evoluzionando fenomeni da strada, rabbie, odii e disagi da urlare e cantare.
Stamane radio, blog e siti hanno fatto a gara ad elencare canzoni dedicate o ispirate alla Thatcher. Io ne ricordo una, bellissima, punkissima ma allo stesso tempo atipicamente punk e tipicamente British; un capolavoro minore del rock and roll "I'm in Love With Margaret Thatcher" dei Not Sensibles

[youtube http://www.youtube.com/watch?v=nnToK3kSKKg?feature=player_detailpage&w=640&h=360]

venerdì 5 aprile 2013

Lettera a Layne Staley

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Forse moristi oggi, ieri, domani o giu di li, di un pò di anni fa. Ritrovarono il tuo corpo il 19 Aprile: pesava 40 kg e dall’autopsia capirono che eri li da due settimane. Solo. La morte in fondo ognuno di noi se la sceglie. Tu l’hai scelta ma non solo, te la sei cantata.
Oggi qui piove e io uscendo dal portone di casa sono stato invaso da RAIN WHEN I DIE, in realtà mi succede in ogni giornata piovosa. Ma oggi è diverso. Avevo bisogno nella mia testa della giusta colonna sonora: è cominciato già nelle prime ore dell’alba questo mio senso di vuoto, consapevole che mi sarebbe durato fino alla notte. Le tue canzoni in questi momenti mi invadono, mi trasportano o mi cullano. Mi fanno sentire giusto e migliore: la voce lacerante mi entra dentro come la lama di un coltello, ma senza dissanguarmi. Hai dato un senso ai miei umori peggiori. Alle mi paranoie preferite.
Ricordo la prima volta che ti ascoltai. Fu colpo di fulmine. Il riff di Dirt, esotico ed erotico, la tua voce che si ci attorcigliava attorno e via…come un lamento metropolitano per poi sprofondare:

You, you are so special
You have the talent to
make me feel like dirt


Nessun dubbio che ti riferissi alla tua “donna” preferita.
Mi canti i momenti migliori, ciò che preferisco. Mi canti con la giusta intensità, mettendomi a nudo trovando sempre le parole adatte.
Mi hai cantato il verso migliore di sempre:

If I can't be my own
I'd feel better dead


Per fortuna che ci sei, Layne

domenica 24 marzo 2013

Il Lato Oscuro della Luna

Scrivere due righe su Dark Side Of The Moon, mi sembra obbligatorio: uno dei dischi piu venduti di sempre che in questi giorni sta festeggiando il 40° compleanno. Oggi mi sono imbattuto direttamente sulla pagina del “produttore” che lo ha messo in streaming per il 40th anniversario in versione remastered (http://darkside40.pinkfloyd.com/) e l’occasione era troppo ghiotta per non riascoltarlo.
Dark Side ha in primis una “fama”; quella del disco storico, maestoso e soprattutto del più venduto di sempre o anche del disco con una media vendita nel tempo quasi costante. Anche chi non l’ha mai ascoltato sa dell’esistenza per sentito dire; è mediamente un disco che si ascolta per la prima volta da bambini (impossibile arrivare a 15 anni senza averlo assaporato); è uno dei dischi più fumabili e di difficile digestione in stato psichico alterato; è di facile ascolto perchè semplicemente, bello!
Perché tutto ciò? secondo me per il suo “suono”.Punto. I Floyd hanno fatto dischi secondo me migliori per ragioni varie ma con Dark Side vennero fuori con un suono completo, effettivamente moderno per l’epoca ma sopratutto moderno ora. Se senti Dark Side non potrai mai essere sicuro che sia un disco degli anni 70: potrebbe essere uscito anche ieri. Il segreto è nella sua costante attualità, nel fatto ha un suono universale negli anni e che abbia percorso strade che verranno sviluppate poi solo negli anni a seguire in tempi di musica elettronica e fatta con macchine. Il titolo in effetti da l’impressione di voler esprimere questo concetto di “nuovo” mostrado agli esseri umani un qualcosa non ancora fruibile.
Il disco si mantiene cupo e dark per tutti i suoi 42 minuti (come la stessa cover lascia intendere) lanciando qua e la fasci di luce dovuti alla chitarra fuzzosa di Glmour e all’ottimo lavoro di Wright alle tastiere. La drum di Mason invece si mantiene “noiosamente bidonante” ed di un essenzialità quasi nauseante con il suo incedere scuro, appunto, come se suonasse dal lato oscuro della luna.

È la prima volta che ascolto un disco direttamente in streaming dal sito ufficiale di una band. Anche in questo i Floyd hanno dimostrato di essere moderni è sempre avanti. Vivi ed attuali come 40 anni fa.

martedì 12 marzo 2013

Spotify: gioia e rivoluzione

Ammetto di essermi innamorato, seppur solo di un applicazione informatica, di un software. Di Spotify.
Per tanto tempo non legale in italia, l’abbiamo atteso  mentre  già spopolava all’estero, soprattutto nel nord Europa; da meno di due settimane è arrivato finalmente sui nostri Pc e marchingegni tecnologici vari.  Nel frattempo mi ero arrangiato con Grooveshark (che a differenza di Spotify non richiede installazione software  ma è tutto su pagina web in flash), prima esperienza con la discoteca in remoto che attraverso tag di generi e artisti “simili” è un divertente strumento per ricerche con “web radio» e playlist degli utenti.
Spotify sintetizza in una sola applicazione ciò che è stata la “musica on line” e/o su pc negli ultimi 15 anni: dal download, allo sharing, dall’accumulo di mp3 su disco fino alla vera rivoluzione, la musica in streaming. Ora in una sola mossa si può usufruire di tutto ciò e di altro, appunto, con Spotify.
Credo che il consumo della musica in streaming stia diventando la vera rivoluzione in quanto la portabilità dei dati non richiede più un supporto fisico ma solo una connessione ad internet. Avere la propria musica ordinata e taggata in una astrattissima discoteca on line mi da enorme soddisfazione, liberandomi dal noiosissimo lavoro di riordino negli scomodissimi hardisk. Preferisco di gran lunga spendere il mio tempo a lavare i miei vinili con l’acqua distillata; perché diciamolo l’mp3 non esiste fisicamente e il fatto che occupi spazio (seppure in termini di MB) è molto fastidioso:  “Se non esisti, non voglio fisicamente occuparmi di te”. Questo è il mio pensiero, utile a difendere e a dare un senso ai miei ingombranti e scomodi vinili.
La cosa ludica è comunque che puoi smontare e rimontare playlist; riordinarti in bizzarri ammassi canzoni che per te sono legate da un filo comune, da un senso o da un significato.
Gli ultimi dieci anni di musica “on web” mi hanno dato la possibilità di scoprire nuove o vecchie dimensioni (io ho conosciuto i Ramones solo on line): tanta musica buona ma anche tanta musica fine a se stessa, tanta musica da ricercarsi su supporto, tanta musica da ascoltare solo una volta senza richiederne traccia. La musica in streaming assolve questa esigenza: “consumare senza sforzo, consumare con il giusto peso”. Questo per dire che c’e troppa roba in giro, a volte prescindibile, spesso a un livello non altissimo; musica, band e artisti che ascolterai una volta  per poi liberartene:  per concedergli, magari, solo un posto in remoto dal tuo pc.
Tornando a Spotify, è gratis con pubblicità ma ha varie tipologie di abbonamenti che ti permettono di scaricare eventualmente le canzoni (da riascoltare solo con il player-padre) e di utilizzare l’applicazione su vari dispositivi. Ha un simpaticissimo sistema di applicazioni utilissimo per raccogliere novità, playlist e web radio a tema, come l’integrazione con Last.Fm, l’app di Rolling Stone o di Ticketone per trovare biglietti per concerti. Intravedo in questa tipologia di applicazione il futuro della distribuzione della musica: l’integrazione delle “app” ti permette di tenerti aggiornato su uscite o nuove proposte. Un esempio: l’etichetta indipendente Matador Records ha la sua “app” su Spotify che io ho installato immediatamente. Con un click sono sulla pagina Spotify della Matador accedendo alle nuove uscite o alle loro proposte: ho appreso cosi della “new release”  dei Yo La Tengo e l’ho anche ascoltato a volo…Ultimo punto: qualità altissima dell'audio e non un banale mp3!
 Penso di aver trovato finalmente il mio equilibrio come collezionista di dischi: da una parte i miei dischi dall’altra valanghe di MB in un posto remoto, lassù nel paradiso per gli illusi.

Ps. Però stamane a lavoro c’e’ un problema di connessione alla rete ed è tutto bloccato; ovviamente niente  musica in streaming, e devo ricorrere al vecchio ed ormai obsoleto mp3.
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