Per tanto tempo non legale in italia, l’abbiamo atteso mentre già spopolava all’estero, soprattutto nel nord Europa; da meno di due settimane è arrivato finalmente sui nostri Pc e marchingegni tecnologici vari. Nel frattempo mi ero arrangiato con Grooveshark (che a differenza di Spotify non richiede installazione software ma è tutto su pagina web in flash), prima esperienza con la discoteca in remoto che attraverso tag di generi e artisti “simili” è un divertente strumento per ricerche con “web radio» e playlist degli utenti.
Spotify sintetizza in una sola applicazione ciò che è stata la “musica on line” e/o su pc negli ultimi 15 anni: dal download, allo sharing, dall’accumulo di mp3 su disco fino alla vera rivoluzione, la musica in streaming. Ora in una sola mossa si può usufruire di tutto ciò e di altro, appunto, con Spotify.
Credo che il consumo della musica in streaming stia diventando la vera rivoluzione in quanto la portabilità dei dati non richiede più un supporto fisico ma solo una connessione ad internet. Avere la propria musica ordinata e taggata in una astrattissima discoteca on line mi da enorme soddisfazione, liberandomi dal noiosissimo lavoro di riordino negli scomodissimi hardisk. Preferisco di gran lunga spendere il mio tempo a lavare i miei vinili con l’acqua distillata; perché diciamolo l’mp3 non esiste fisicamente e il fatto che occupi spazio (seppure in termini di MB) è molto fastidioso: “Se non esisti, non voglio fisicamente occuparmi di te”. Questo è il mio pensiero, utile a difendere e a dare un senso ai miei ingombranti e scomodi vinili.
La cosa ludica è comunque che puoi smontare e rimontare playlist; riordinarti in bizzarri ammassi canzoni che per te sono legate da un filo comune, da un senso o da un significato.
Gli ultimi dieci anni di musica “on web” mi hanno dato la possibilità di scoprire nuove o vecchie dimensioni (io ho conosciuto i Ramones solo on line): tanta musica buona ma anche tanta musica fine a se stessa, tanta musica da ricercarsi su supporto, tanta musica da ascoltare solo una volta senza richiederne traccia. La musica in streaming assolve questa esigenza: “consumare senza sforzo, consumare con il giusto peso”. Questo per dire che c’e troppa roba in giro, a volte prescindibile, spesso a un livello non altissimo; musica, band e artisti che ascolterai una volta per poi liberartene: per concedergli, magari, solo un posto in remoto dal tuo pc.
Tornando a Spotify, è gratis con pubblicità ma ha varie tipologie di abbonamenti che ti permettono di scaricare eventualmente le canzoni (da riascoltare solo con il player-padre) e di utilizzare l’applicazione su vari dispositivi. Ha un simpaticissimo sistema di applicazioni utilissimo per raccogliere novità, playlist e web radio a tema, come l’integrazione con Last.Fm, l’app di Rolling Stone o di Ticketone per trovare biglietti per concerti. Intravedo in questa tipologia di applicazione il futuro della distribuzione della musica: l’integrazione delle “app” ti permette di tenerti aggiornato su uscite o nuove proposte. Un esempio: l’etichetta indipendente Matador Records ha la sua “app” su Spotify che io ho installato immediatamente. Con un click sono sulla pagina Spotify della Matador accedendo alle nuove uscite o alle loro proposte: ho appreso cosi della “new release” dei Yo La Tengo e l’ho anche ascoltato a volo…Ultimo punto: qualità altissima dell'audio e non un banale mp3!
Penso di aver trovato finalmente il mio equilibrio come collezionista di dischi: da una parte i miei dischi dall’altra valanghe di MB in un posto remoto, lassù nel paradiso per gli illusi.
Ps. Però stamane a lavoro c’e’ un problema di connessione alla rete ed è tutto bloccato; ovviamente niente musica in streaming, e devo ricorrere al vecchio ed ormai obsoleto mp3.
Era ora!!! Aspettavamo Spotify e aspettavamo un nuovo articolo, finalmente!!! :)
RispondiElimina