venerdì 5 aprile 2013

Lettera a Layne Staley

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Forse moristi oggi, ieri, domani o giu di li, di un pò di anni fa. Ritrovarono il tuo corpo il 19 Aprile: pesava 40 kg e dall’autopsia capirono che eri li da due settimane. Solo. La morte in fondo ognuno di noi se la sceglie. Tu l’hai scelta ma non solo, te la sei cantata.
Oggi qui piove e io uscendo dal portone di casa sono stato invaso da RAIN WHEN I DIE, in realtà mi succede in ogni giornata piovosa. Ma oggi è diverso. Avevo bisogno nella mia testa della giusta colonna sonora: è cominciato già nelle prime ore dell’alba questo mio senso di vuoto, consapevole che mi sarebbe durato fino alla notte. Le tue canzoni in questi momenti mi invadono, mi trasportano o mi cullano. Mi fanno sentire giusto e migliore: la voce lacerante mi entra dentro come la lama di un coltello, ma senza dissanguarmi. Hai dato un senso ai miei umori peggiori. Alle mi paranoie preferite.
Ricordo la prima volta che ti ascoltai. Fu colpo di fulmine. Il riff di Dirt, esotico ed erotico, la tua voce che si ci attorcigliava attorno e via…come un lamento metropolitano per poi sprofondare:

You, you are so special
You have the talent to
make me feel like dirt


Nessun dubbio che ti riferissi alla tua “donna” preferita.
Mi canti i momenti migliori, ciò che preferisco. Mi canti con la giusta intensità, mettendomi a nudo trovando sempre le parole adatte.
Mi hai cantato il verso migliore di sempre:

If I can't be my own
I'd feel better dead


Per fortuna che ci sei, Layne

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