martedì 1 settembre 2009

Beach Boys: l'eterno Brian Wilson!!!

I Beach Boys, come pochi o nessun altro, sono riusciti ad dare un impronta fortissima alla loro musica e al loro sound tanto da impadronirsi dell'immaginario collettivo come la band colonna sonora delle estati, del sole della California e di quella vagheggiata spensieratezza degli anni sessanta (forse esistente solamente nelle pellicole di quel periodo e nei solchi, come in questo caso). Le loro canzoni e le loro melodie hanno avuto la forza di assicurarsi la luminosità del sole, l'odore della sabbia, il colore delle onde!
Identificati come gruppo surf, i Beach Boys non facevano musica surf: il loro era un semplicissimo pop di chiara derivazione doo-wop con un po di Chuck Berrry a rendere il tutto più fresco! Voci sublimi e arrangiamenti ridotti all'osso, nei primi dischi, ma essenzialmente musica bianca, banale e borghese, con testi che si rifacevano all'American Dream giovanile degli inizi degli anni 60: mai una parola per i ragazzi morti in Vietnam! Insomma non facevano paura ai benpensanti nè all'establishment e all'arrogante sistema educativo americano! Ebbero la forza di far conoscere al mondo una terra chiamata California dove negli anni a seguire quella generazione avrebbe prodotto una mole di dischi e musica! I Beach Boys insomma erano l'antitesi del rock. Pessimi musicisti. L'antitesi dei belli e dannati del rock and roll. La stempiatura del cantante fa quasi impressione a dispetto della sua giovane età, sopratutto se si pensa ai frontman dell'epoca (Elvis, Lennon, Jagger...)
Ma allora? Gli ingredienti sembrano pessimi.....!
I Beach boys ,allora,furono il genio di Brian Wilson: un talento sprecato nel comporre canzoncine pop ripensando bene al suo astuto orecchio! Il “banale” che ho usato sopra va quindi corretto: era la perfezione compositiva di Brian che rendeva quelle canzoncine istintive ed eterne; è la semplicità degli elementi forse che sminuisce la sua opera; la naturalezza perfetta degli ingredienti usati rese canzoni e melodie come uniche e di forte presa emotiva!
Tutto ciò che ne venne fuori erano piccole sinfonie o meglio perle pop; Brian alzò notevolmente la posta in gioco in quei primi anni 60 riguardo la musica pop e il livello delle canzoni; sicuramente tracciò un nuovo limite da superare per gli autori ù dettò i nuovi standard per gli arrangiamenti e le composizioni (si pensi ai cori polifonici): in altre parole fu capace di stimolare la sua generazione ad andare avanti per raggiungere nuovi risultati e puzzle melodici! Si dice che lo stesso Pet Sound(che mescolava pop ad una certa psichedelia con retrogusto barocco) sia stato un punto di riferimento anche per i Beatles per andare avanti fino a sfidarlo e superarlo (!?!) con il loro Revolver. Ovviamente Pet Sound ha spianato la strada verso una nuova concezione di musica pop dove arrangiamenti e melodie fanno chiaro riferimento a strane percezioni della realtà o annebbiate visioni della stessa. Il disco in un certo qual senso differenziandosi qualitativamente dai lavori precedenti presenta un sapore tutt'altro che estivo, anzi molto autunnale rompendo col passato: primissimo esempio di pop-d'avanguardia che in un sol colpo sembrava voler spezzare l'eterna estate facendo riaffiorare malinconie e solitudini. God only knows verrà definita da McCartney come la miglior composizione di tutti i tempi. Il massiccio uso di archi in questo caso evidenziava una delle fonti di ispirazionedi Brian: Phil Spector e come obiettivo la ricerca
di un personale wall of sound abbellito dalle celestiali voci e cori.
Il lavoro di Brian (ripeto, soprattutto dopo il primo periodo di attività) lasciò intravedere una certa attitudine maniacale nell'approcciarsi alla materia: prova ne è la sua decisione di abbandonare la band dal vivo per dedicarsi esclusivamente al lavoro in studio; gli stessi componenti furono ben presto relegati all'attività live e/o pubblicitaria, selezionando per gli album dei musicisti professionisti e lasciando ai compagni come lavoro in studio esclusivamente le armonizzazioni vocali. Al riguardo basta pensare che gli altri componenti erano giusto delle presenze: il fratello, il cugino e il vicino; non si era neanche sprecato a cercare fuori da casa sua talmente consapevole del suo genio.

Colpito più volte da esaurimento nervoso, dedito al consumo di sostanze stupefacenti ci lascerà negli ultimi anni pochi lavori; fu soprattutto il pretenzioso Smile interrotto per circa trentanni a sancire la sua eclissi dal panorama musicale dei tardi sessanta.
Esempi eleganti della sua genialità quale compositore e arrangiatore pop rimangono il pezzo Good Vibrtions , l'eterno Smile e l'album Pet Sound (1966) ovviamente l'album piu' sopravvalutato di tutti i tempi: all'epoca Brian aveva solo 23 anni!


2 commenti:

  1. Non credo che Pet sounds sia l'album più sopravvalutato,è una quaestione di gusti ma a me sembra un capolavoro assoluto come pochi:è l'unico grande album del gruppo ma è quasi a sè stante per genialità compositiva.

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  2. sono convinto anche io che sia un capolavaro. Ma a volte trovo che sia troppo "spinto" dalla critica. Trovo eccessivo che sia definito il piu grande album di sempre. Lo amo, ma voglio dargli il giusto peso!

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