martedì 13 ottobre 2015

Puttanate a tre euro!

Se Janis potesse mai guardare questo lungometraggio piangerebbe, si sentirebbe spogliata e tradita. La mia invettiva si riferisce al film nelle sale in questi giorni per celebrare non so che della Joplin. Se è la nascita, non ci sono riusciti per niente, se è la morte, potevano fare meglio.
È chiaro a tutti che la Joplin abbia avuto una vita complicata. Forse per il suo aspetto fisico, forse per la sua esuberanza caratteriale: l'assenza di un amore, come quello dei sogni, trasudava dai suoi testi che la spingeva vs una solitudine al di fuori del mondo della musica, al di fuori dello show business. E la voce come rivincita da sbattere in faccia al mondo che non l'accettava, con la vittoria finale della sua ambizione di essere arrivata in alto. Ma più di tutto l'eroina, la sostanza del tempo e forse giusta per quel tempo.
L'autore mette a nudo ciò e mette a nudo lei, con testimonianze di amanti che rivelano scintille mai scoccate o scopate di uno "dei tanti", amici di schizzo che ne sono usciti puliti, o almeno salvi, cani pronti a raccontarne una ad effetto per qualche dollaro. E peggio la sua intimità a letto svelata al mondo per la sua chiassosità.
La scientificazione e il documentarismo del rock. Quello di cui non abbiamo bisogno, quello che distrugge il mito e la leggenda. Che rende vani i solchi e la puntina. Il rock, sopratutto quello dei nostri padri ha preso corpo dentro di noi attraverso la sacralità delle note, di copertine misteriose e di nastri registrati male. Del detto, del non detto e del tramandato. La vivisezione appartiene ad altro. La testimonianza che Janis si sarebbe sparata nel cesso prima di salire sul palco di Woodstock è la peggior infamia che gli potevano fare. Peggio delle spie.

Janis-Joplin-GQ-17Jul14_rex_b

Nessun commento:

Posta un commento